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Quando i ciechi “vedono” i colori PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 13 Maggio 2008 11:16

Studi recenti dimostrato che, episodicamente, le persone cieche "vedono" i colori, in particolar modo il viola e l’oro

Il professor Semir Zeki, uno dei più noti neuroscienziati viventi e insegnante di neurobiologia all' University College di Londra, ha scritto un post sul suo blog, www.profzeki.blogspot.com, su una strana sindrome di cui parlò nel lontano 1993 nel suo libro “A vision of the brain”. La sindrome si chiama cromatopsia fantasma e ne ha seguito personalmente quattro casi. In sostanza si tratta di persone cieche che "vedono", episodicamente, dei colori, di solito il viola o l’oro. 
Il colore si espande e riempie il loro intero “campo visivo”. Secondo  Zeki , fra le molte aree implicate nella visione, la V4 complex potrebbe essere quella implicata nella sindrome. Essa infatti sembra specializzata nella percezione del colore e un danno di quest’area (da ictus, tumore cerebrale o trauma) conduce all’impossibilità di percepire i colori (acromatopsia cerebrale acquisita). Secondo Zeki la cromatopsia fantasma potrebbe essere generata da un pattern anomalo di attività cerebrale dell’area V4 in assenza di uno stimolo colorato esterno. Recentemente il dott. Beauchamp e i suoi colleghi dell’Università del Texas hanno ottenuto dei risultati coerenti con questa ipotesi. Hanno scoperto infatti che stimolando parte della V4 con degli elettrodi, un loro paziente ha riferito di vedere un colore che non c’era e questo colore era proprio il viola. Beuchamp e i suoi colleghi suppongono che il loro elettrodo abbia stimolato un gruppo di cellule specializzato per il viola, e che quindi nella V4 le cellule siano raggruppate assieme e siano, in quanto tali, responsabili selettivamente della “creazione” di un colore anziché di un altro. I cromatopsici fantasma di Zeki potrebbero aver sperimentato quindi l’attivazione anomala e autonoma di sottoaree della V4 che producono il viola. L’interesse di studi come questi, al di là delle specificità neurologiche, sta nella constatazione che una stimolazione artificiale del cervello può tradursi nella percezione soggettiva e selettiva di un colore in assenza di uno stimolo esterno colorato. Aggiungendo evidenza alla nozione che i colori non sono nel mondo, ma sono l’esito mirabile di un incontro fra le caratteristiche fisiche inconoscibili del mondo esterno e il sistema percettivo.
 
Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Settembre 2008 10:08